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CO2 in acquario

Pubblicato il 14/06/2026 in Pillole di Chimica

CO2 in acquario

Sappiamo che in natura le piante all’aria aperta, anche se la co2 è praticamente prossima all’1 % del volume totale (400 ppm) durante il processo di fotosintesi, trasformano la co2 presente nell’aria, per produrre ciò di cui hanno bisogno per il loro metabolismo (glucosio e derivati) convertendola in ossigeno.

Nelle nostre vasche la quantità di co2 disponibile non è sufficiente per supportare la crescita delle piante , soprattutto nel caso di alcune specie a crescita rapida, le quali presentano un metabolismo molto veloce.

Ma allora perché in alcuni acquari senza CO2 le piante crescono comunque?

In acquario è possibile trovare una certa quantità di Co2 in acquario disciolta, in quanto essa proviene da diversi processi, in particolare:

  • All’interno del filtro e nello specifico, la co2 viene prodotta dai batteri durante il processo del ciclo azotato (qui potete trovare informazioni più dettagliate) trasformando ammonio e nitriti in NO3 nitrati catturando una molecola di ossigeno e rilasciando co2;

  • Viene prodotta durante il processo di respirazione cellulare della fauna presente;

  • Tramite lo scambio gassoso che avviene grazie al movimento di superficie dato dalla pompa che fa girare l’acqua.

Nonostante la presenza di questi fattori, per molte specie di piante, la quantità disciolta disponibile non è sufficiente e quindi si ricorre alla somministrazione forzata per mezzo di un impianto di concimazione carbonica.

Oltre al contributo alla fertilizzazione, la co2 erogata ha un effetto acidificante della nostra acqua come anche gli acidi umici o fulvici questo a volte si utilizza per mantenere un ph acido idoneo ad alcune specie di pesci.

 

Ma… quanta ne va erogata?

La Co2 in acquario apporta notevoli benefici alle piante e al ph ma un eccesso porta al decesso di tutta la fauna presente in vasca per anossia, quindi è necessario sapere come e quanta dosarne.

Sappiamo che il ph viene influenzato dal kh (qui potete trovare approfondimenti in merito a KH e pH) che svolge un’azione tampone su di esso, impedendo oscillazioni del valore del pH estremamente dannose per la fauna dell’acquario.

La co2 influisce su questo rapporto in proporzione alla quantità disciolta, quindi maggiore sarà l’erogazione e dissoluzione del gas in acqua, maggiormente potremo apprezzare la discesa del ph, ma c’è un LIMITE.

Questo limite varia in base al kh che avremo in vasca, in sostanza ad ogni punto di kh corrisponde un valore minimo di ph raggiungibile oltre il quale iniziano i problemi.

Per darci un indicatore del giusto rapporto tra kh e ph abbiamo a disposizione una tabella che ottiene come risultante la concentrazione in ppm (parti per milione oppure mg/l)di CO2.

Per capirci, se abbiamo un kh 3, il limite minimo raggiungibile di ph sarà 6.5, a questo valore di ph avremo una concentrazione di Co2 in acquario pari a 33 ppm che è circa la concentrazione ottimale per la crescita rigogliosa delle piante senza compromettere il benessere dei pesci. Se alzassimo di qualche bolla la Co2 in acquario apprezzeremmo una ulteriore discesa del ph a 6.4 e otterremmo una concentrazione di co2 di 42ppm che inizia a dar fastidio alla fauna acquatica, un ulteriore aumento delle bolle erogate non è tollerabile.

Per semplificare potremmo affermare che ad ogni valore di kh esiste un giusto valore di ph ottenuto dalla concentrazione di co2, considerando il valore ideale tra 20-30 ppm fino ad massimo tollerabile di 39/40 ppm.

 

Come leggere la tabella?

Partendo dal KH misurato in vasca con test a reagente, si segue la riga orizzontale corrispondente fino a trovare le celle verdi che indicano il valore ottimale espresso in ppm o mg/l  (NON IN BOLLE DA EROGARE) in cui le piante traggono il maggior beneficio senza apportare danni alla fauna come invece accadrebbe per le celle da gialle a rosse.

A questo punto si segue la colonna perpendicolare al valore corretto fino alla parte superiore della tabella dov’è indicato il valore di PH da raggiungere per ottenere la suddetta quantità di Co2. Nella zona azzurra troviamo di conseguenza le corrispondenti concentrazioni di co2, a livelli non sufficienti.

Come regolare la CO2 e per quanto tempo?

Bisogna tenere presente che i pesci e le piante mal tollerano sbalzi di ph repentini, quindi :

È buona regola mantenere l’erogazione 24 ore su 24 anche quando le luci si spengono.

Noterete che erogando 24/24 di Co2 in acquario il ph avrà un’escursione, tra luci accese e luci spente, nell’ordine di circa 0,2-0.3 punti, dove la concentrazione sarà massima nel momento prima dell’accensione delle luci (per azione delle piante, che durante le ore di buio non consumano CO2, ma ossigeno producendo a loro volta CO2), per poi risalire al termine del fotoperiodo, (dove le piante consumeranno una parte della CO2 producendo ossigeno portando un aumento di pH). 

Un impianto co2 necessita oltre alla bombola di un:

  • Riduttore di pressione che riduce la pressione presente nella bombola da circa 70 bar ad una pressione di 5-10 bar oltre al rubinetto a vite che consente una ulteriore regolazione e modularità.

  • Un micronizzatore che per mezzo di pietra porosa permette di frazionarla in micro-bollicine per aumentare la solubilità in acqua

  • Un conta-bolle per percepire la dimensione degli incrementi o diminuzioni

  • Una valvola di non ritorno, che in caso di cessata erogazione, evita che l’acqua vada all’impianto

  • Elettro-valvola e la sonda di pH sono molto utili ma non strettamente indispensabili

Nota: alcuni modelli di micronizzatore hanno sia conta bolle che valvola di non ritorno integrati.

Le bolle non costituiscono un metodo per misurare la quantità di co2 ma sono necessarie per percepire e quantificare gli incrementi o diminuzioni quando agiamo sul rubinetto d’uscita. Esse si contano nella frazione di tempo di un minuto per ridurre al minimo l’errore di scarto e avere un numero attendibile.

Nota: Per chi invece avesse la possibilità di acquistare una sonda ph collegata all’elettrovalvola, (che misura il ph in continuo, aprendo e chiudendo la valvola a necessità), avrà la possibilità di mantenere più stabile il ph impostando un valore prestabilito per tutte le 24 ore. Questo è il sistema migliore in quanto garantisce dallo start e per tutto il fotoperiodo la concentrazione ottimale per le piante e mantiene una stabilità di ph per i pesci.

Consiglio di munirsi di un phmetro digitale per effettuare le misurazioni in vasca a differenza del test a reagente, la cui differenza tra i valori rilevati dalla scala colorimetrica è di 0,5 di ph, decisamente eccessivi per una corretta regolazione.

Per la regolazione della Co2 in acquario dove non abbiamo la sonda ph:

  • Iniziare ad erogare qualche bolla, 5-10 bolle al minuto, questo valore potrebbe risultare ininfluente per grandi vasche (100/200 lt).

Infatti, minore é la capienza della vasca, maggiore sarà l’influenza del gas a parità di bolle, consiglio comunque di essere cauti negli incrementi.

La variazione di ph non si avrà nell’immediato, ma è da considerarsi un valore attendibile e stabile nelle 24 ore successive. Quindi gli incrementi andranno eseguiti una volta al giorno misurando il valore di ph prima dell’accensione delle luci per evitare di sforare il limite massimo.

Il giorno seguente andremo ad effettuare una nuova misurazione del ph. Se il valore è superiore al valore corretto da raggiungere, andremo a fare delle correzioni sulle bolle erogate.

 

Ci sono molti fattori che influenzano la quantità di CO2 e la sua dispersione:

  • la temperatura dell’acqua, che con l’aumentare diminuisce la sua capacità di dissoluzione dei gas;

  • Il movimento di superfice, maggiore il movimento, maggiore sarà la dispersione;

  • La posizione del micronizzatore in vasca. Si preferisce posizionare il micronizzatore perpendicolarmente all’uscita del filtro in modo che il getto trasporti le bolle più lontano e mantenendole per più tempo possibile in immersione;

  • La manutenzione e pulizia del micronizzatore, che periodicamente viene sporcato dalla formazione di alghe riducendone la capacità di formare micro bolle creandone sempre di più grosse. Per pulirlo basterà passarlo con candeggina pura per 10-15 minuti e sciacquarlo abbondantemente;

  • La presenza di un aeratore, che producendo bolle, aumenta il movimento dell’acqua favorendo la dispersione della CO2;

  • Il cambio acqua periodico, rimuovendo parte dell’acqua ricca di co2 e immettendo nuova acqua.

 

Tipologie di impianti

In commercio esistono soluzioni più o meno economiche in base alle necessità di ogni vasca.

Molte aziende propongono impianti completi con bombola monouso da circa 500 gr che sono dotati di attacco personalizzato e non consentono l’utilizzo di altre bombole ricaricabili. I costi non sono dei più convenienti, quindi sono adatti a vasche di piccole-medie dimensioni, dove il consumo non è importante, garantendo una durata discreta con ridotti spazi di ingombro.

Per vasche di capienza inferiori a 100 lt e se si possiede molta pazienza e manualità, è possibile utilizzare impianti artigianali di CO2 in gel/lievito/acido citrico e bicarbonato.

Personalmente li trovo molto laboriosi e poco stabili e duraturi. Sono generalmente adatti a chi si avvicina al co2 cercando di risparmiare qualcosa e per testare la sua efficacia, poi con il tempo si passa ad un impianto con bombola ricaricabile.

Ritengo invece l’Impianto ricaricabile la scelta più economica e stabile nel tempo. Ti consente di effettuare delle regolazioni precise e durature nel tempo. Il costo della ricarica si differenzia in base alla zona e al rivenditore, è possibile ricaricarla presso distributori e manutentori di estintori, ma qualitativamente utilizzare quella per uso alimentare, reperibile presso aziende di distribuzione di bevande gasate per bar/pub/discoteche/ ristoranti.

Sempre in commercio vengono vendute delle pastiglie a lento rilascio di co2, ma il loro utilizzo non permette una adeguata regolazione nel tempo e crea degli sbalzi incontrollabili di co2 e di oscillazioni di ph, oltre a lasciare dei residui all’interno del luogo di reazione, essendo la CO2 uno dei prodotti ottenuti dallo scioglimento della pastiglia. Mi sento di sconsigliarli per la salute della flora e fauna della nostra vasca.

E il carbonio liquido? 

Alcuni rivenditori e marche produttrici di fertilizzanti per acquari propongono sul mercato prodotti spacciati come carbonio liquido. Il prodotto al loro interno non é assolutamente CO2.

Questi prodotti contengono al loro interno una sostanza che si chiama Glutaraldeide o un suo isomero, vengono ampiamente impiegati per la disinfezione in ambito ospedaliero.

Molecola Co2

molecola glutaraldeide

 

Nota: il suo utilizzo viene consigliato da molti come “alghicida” in quanto è un composto scarsamente tollerato dalle alghe. È possibile infatti spruzzarlo su bba o alga crispata ottenendo come risultato la loro regressione. Questa pratica non risolve il problema delle alghe stesse ma unicamente per eliminare piccole zone colpite, se dosato però in modo eccessivo può comportare problemi alle colonie batteriche della vasca e del filtro.

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